Bisognerebbe che la mia vita fosse "in crescendo" come una fuga di Bach: un motivo centrale che si amplifica, s'arricchisce senza sosta, incontra, assimila, sempre, e poi rimane allo stesso tempo intatto e cambiato. Bach era la mia sola "morale", Stravinskij tutta la mia febbre.
Colette Peignot
(Histoire d'une petite fille)
II Il corpo del delitto è il cuore di questo delirio.
G. Bataille L’essere indifferenziato non è nulla “Poèmes érotiques”, Œuvres Complètes vol. IV, Paris, Gallimard, 1971, pp. 28-32
"[...] Da allora entrambi aspettavano con gioia il momento di dormire insieme. Mi verrebbe quasi da dire che per loro la meta dell'amore non era il piacere bensì il sonno che ne seguiva. Lei soprattutto non riusciva a dormire senza di lui. Se le accadeva di restare sola nella sua stanza in affitto (che stava ormai diventando un semplice alibi), non riusciva a prender sonno l'intera notte. Tra le sue braccia, anche al massimo dell'agitazione, si addormentava sempre. Lui le sussurrava favole che inventava per lei, piccole sciocchezze, parole che ripeteva monotonamente, rassicuranti o scherzose. Quelle parole si mutavano in lei in visioni confuse che l'accompagnavano nel primo sonno. [...]"
Ecco, è finita, neanche una stagione. Neppure stavolta ho avuto il tempo di portare qualcosa a compimento. Il mio sogno del circo, dieci anni, un bel ricordo. Questa sera è l’ultima col mio buon vecchio numero. E poi è anche luna piena. La trapezista si rompe l’osso del collo. Sta’ zitta, zitta… (...)
Il tempo guarirà tutto.
Spesso parlo da sola, solo per imbarazzo in momenti come questi, come adesso. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia? Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora. Vivere, basta uno sguardo. Il circo mi mancherà. È buffo, non sento niente. È la fine e non sento niente. Devo disabituarmi ad avere cattiva coscienza quando non sento niente. Come se il dolore non avesse un passato. Tutta la gente che ho conosciuto, che resta e resterà nella mia memoria; finisce proprio mentre sta per cominciare.
Era troppo bello per essere vero.
Finalmente fuori in città. Chi sono io, chi sono diventata? La maggior parte del tempo sono troppo cosciente per essere triste. Ho aspettato un’eternità che qualcuno mi dicesse una parola affettuosa. Poi sono andata all’estero. Qualcuno che dicesse: “oggi ti amo tanto”, come sarebbe bello.
Devo solo alzare la testa e il mondo si apre davanti ai miei occhi... mi sale nel cuore. Quando ero bambina volevo viere su un’isola. Una donna sola, potentemente sola. Si, è così. È tutto così vuoto, slegato.
Il vuoto, l’angoscia. Angoscia, angoscia, angoscia. Come un animaletto che si è perso nel bosco.
Chi sei tu? Non lo so più. So solo che non farò più la trapezista. Basta col trapezio. Le decisioni improvvise, alle quali si crede. Ma non piangere, veramente l’ultima cosa da fare è mettersi a piangere. Succede così. Dipende; non è mica sempre tutto così come si vuole.
Così vuoto, tutto così vuoto…
Che devo fare? Non pensare più a nulla. Semplicemente esserci. (...) Aspetterò davanti a un automatico e poi verrà fuori una foto con un altro viso. Così potrebbe cominciare una storia. (...) Ho paura di questa sera. È idiota. L’angoscia mi fa male perché solo una parte di me ha l’angoscia e l’altra non ci crede. Come devo vivere? Forse non è per niente questo il problema. Come devo pensare? So così poco. E forse è perché sono sempre così curiosa. Talvolta penso in modo così sbagliato perché penso… come se parlassi contemporaneamente a qualcun altro. All’interno degli occhi chiusi… chiudere un’altra volta gli occhi. Allora anche le pietre sono vive…(...) Devo solo essere pronta e tutti gli uomini del mondo mi guarderanno… Nostalgia, nostalgia di un’onda d’amore che salga dentro di me. È questo che mi rende sempre così incapace: l’assenza di piacere. Il piacere d’amare…
Guardami o non guardarmi. Dammi la mano oppure no. No, non darmi la mano e leva lo sguardo da me.
"Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine."
Io vorrei insomma che la mia immagine, mobile, sballottata secondo le situazioni, le epoche, fra migliaia di foto mutevoli, coincidesse sempre col mio "io" (che come si sa è profondo); ma è il contrario che bisogna dire: sono "io" che non coincido mai con la mia immagine; infatti, è l'immagine che è pesante, immabile, tenace (ecco perchè la società vi si appoggia), e sono "io" che sono leggero, diviso, disperso e che, come un diavoletto di Cartesio, non sto mai fermo, mi agito dentro la mia buretta: ah, se la Fotografia potesse almeno darmi un corpo neutro, anatomico, un corpo che non significasse niente! Invece, ahimè, sono condannato dalla fotografia- la quale crede di far bene- ad avere sempre un'espressione (...).
Roland Barthes La chambre claire. Note sur la photographie 1980 Einaudi pp.13-14
Ma quest'Io, questo individuo vivente, sarebbe a sua volta abitato, e invaso dal suo stesso spettro. Sarebbe costituito dagli spettri di cui ormai è l'ospite e che riunisce nella comunità invasata (hantè) di un solo corpo. Io= fatasma. Quindi io sono vorrebbe dire "io sono invasato (hantè): io sono invasato da me stesso che sono (invasato da me stesso che sono invasato da me stesso che sono ... e.), ovunque vi sia Io, es, spukt, "ça hante".
Jaques Derrida Spettri di Marx 1994 Raffaello Cortina Editore Milano p.168
Tranquille notti di tranquille stelle, tranquille corde dalla mia chitarra, galleggiando sul silenzio che ci circonda, tranquilli pensieri e tranquilli sogni, tranquille passeggiate in tranquille strade, una finestra che si affaccia sul Corcovado, oh! quanto mi piace.
Dans les cafés voisins Nous étions quelques-uns Qui attendions la gloire Et bien que miséreux Avec le ventre creux Nous ne cessions d'y croire Et quand quelque bistrô Contre un bon repas chaud Nous prenait une toile Nous récitions des vers Groupés autour du poêle En oubliant l'hiver
Venezia, simile a Tiro per perfezione di bellezza, ma inferiore per durata di dominio, giace ancora dinanzi ai nostri sguardi come era nel periodo finale della sua decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all'infuori della sua bellezza, che quando, qualche volta, ammiriamo il suo languido riflesso nella laguna, rimaniamo incerti su quale sia la Città e quale l'ombra.
(John Ruskin, Le pietre di Venezia, Mondadori, Oscar classici 2000, pg. 3)
"Ciò che egli intendeva era forse l'inesplicabile avvicinarsi di qualcosa che non appariva ancora, come le fugaci espressioni su un volto, che non appartengono a questo ma ad altri volti improvvisamente supposti al di là d'ogni cosa veduta; erano piccole melodie in mezzo al frastuono, sentimenti nelle creature." R.M.
A sipario abbassato L'orchestra suona una musica malefica Un'aria grande di Demonologie Si sentono battere i tre colpi
Puis le quatrième coup Puis le cinquième coup Puis le sixième coup Puis le septième coup Puis le huitième coup Puis le neuvième coup Puis... le dixième coup... ...... ...... ...... ecc... ecc... ecc... ecc... ecc... Al quattrocentesimo colpo il diavolo appare e saluta.
CALA IL SIPARIO
(Jacques Prévert, Spectacle, 1951)
" Comunque, ho difeso la mia anima fino ad oggi e se la morte, domani, venisse a prendermi, non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cialtrone, volgare come gli altri , per quel tanto di gentilezza e di sogno che mi è stato regalato."
Louis-Ferdinand Cèline, Voyage au bout de la nuit, 1932
"Quale presenza è la più alta, quella di ciò che ci sta fisicamente dinanzi o quella di ciò che è chiamato?" Martin Heidegger
Nel suo posto in riva al fiume/ Suzanne ti ha voluto accanto/ e ora ascolti andar le barche/ ora vuoi dormirle accanto/ si lo sai che lei è pazza/ ma per questo sei con lei/
E tu vuoi viaggiarle insieme/ vuoi viaggiarle insieme ciecamente/ forse avrai fiducia in lui/ perchè ti ha toccato il corpo con la mente./
ma dove/ dov'è il tuo cuore/ ma dove è finito il tuo cuore/
"Lo spirito pronto s'impossessa e piomba sbalordito in una lontananza che non occorre restituire mentalmente." Le Corbusier
"Bisogna far musica fino alla fine!", ella ripeteva fra sè per darsi coraggio; ma le tremava il cuore. Ormai era notte. La stanza era nera. Il piano era nero. Le ombre di due amanti erano nere.
[je ne suis là pour personne mon coeur est pris pris par le vôtre en personne dites-lui qu'il n'a pas tort que vous l'aimez assez fort pour ne pas le blesser
je ne suis là pour personne mon coeur est fou mon coeur m'inquiète et m'étonne
.........
je ne suis là pour personne mon coeur le veut c'est tojours lui qui ordonne vaut-il mieux que loin de vous je l'emmène ce coeur fou qui me dit qu'il vous aime]