18 Marzo 2011

Une sainte de l’abîme

Lasciami qui
Lasciami stare
Lasciami così


Non dire una parola che
Non sia d'amore
Per me

Per la mia vita che
E' tutto quello che ho



The dream


Bisognerebbe che la mia vita fosse
"in crescendo" come una fuga di
Bach: un motivo centrale che si
amplifica, s'arricchisce senza sosta,
incontra, assimila, sempre, e poi
rimane allo stesso tempo intatto e
cambiato. Bach era la mia sola
"morale", Stravinskij tutta 
la mia febbre.
   

Colette Peignot

(Histoire d'une petite fille) 


dora maar


II

Il corpo
del delitto
è il cuore
di questo delirio.

G. Bataille L’essere indifferenziato non è nulla “Poèmes érotiques”, Œuvres Complètes vol. IV, Paris, Gallimard, 1971, pp. 28-32


dora maar


tamara de lempicka


Canzone zigana alla Maksakova


So per chi vagheggi, caro,

E per chi sospiri:

Ti ho avvampato

Con questo freddo afoso.

 

Non celarti, non prodigarti,

Comunque verrai di nuovo,

Ci ha punti nel cuore

L'amore zigano.

 

Sono allegra questa sera,

Sono come una tempesta di maggio...

Ricorderai queste spalle

E gli occhi strabici!

 

22 gennaio 1932


Sofija Jakovlevna Parnok

 

 

 
10 Febbraio 2011

La Flibustiere

 "[...] Da allora entrambi aspettavano con gioia il momento di dormire insieme. Mi verrebbe quasi da dire
che per loro la meta dell'amore non era il piacere bensì il sonno che ne seguiva.
Lei soprattutto non riusciva a dormire senza di lui.
Se le accadeva di restare sola nella sua stanza in affitto (che stava ormai diventando un semplice alibi),
non riusciva a prender sonno l'intera notte. Tra le sue braccia, anche al massimo dell'agitazione,
si addormentava sempre.
Lui le sussurrava favole che inventava per lei, piccole sciocchezze, parole che ripeteva monotonamente,
rassicuranti o scherzose. Quelle parole si mutavano in lei in visioni confuse che l'accompagnavano nel primo
sonno. [...]"


     Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, 1985, Adelphi Edizioni, Milano, pg. 22 

 

 

 
chagall

 
26 Dicembre 2010

La trapezista stasera non vola

Ecco, è finita, neanche una stagione. Neppure stavolta ho avuto il tempo di portare qualcosa a compimento.
Il mio sogno del circo, dieci anni, un bel ricordo.
Questa sera è l’ultima col mio buon vecchio numero. E poi è anche luna piena. La trapezista si rompe l’osso del collo.
Sta’ zitta, zitta…
(...)

 Il tempo guarirà tutto.

Spesso parlo da sola, solo per imbarazzo in momenti come questi, come adesso.
Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?
Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora.
Vivere, basta uno sguardo.

Il circo mi mancherà.
È buffo, non sento niente. È la fine e non sento niente.
Devo disabituarmi ad avere cattiva coscienza quando non sento niente.
Come se il dolore non avesse un passato.
Tutta la gente che ho conosciuto, che resta e resterà nella mia memoria; finisce proprio mentre sta per cominciare.

Era troppo bello per essere vero.

Finalmente fuori in città. Chi sono io, chi sono diventata?
La maggior parte del tempo sono troppo cosciente per essere triste.
Ho aspettato un’eternità che qualcuno mi dicesse una parola affettuosa. Poi sono andata all’estero.
Qualcuno che dicesse: “oggi ti amo tanto”, come sarebbe bello.

Devo solo alzare la testa e il mondo si apre davanti ai miei occhi... mi sale nel cuore.
Quando ero bambina volevo viere su un’isola. Una donna sola, potentemente sola. Si, è così.
È tutto così vuoto, slegato.

Il vuoto, l’angoscia. Angoscia, angoscia, angoscia. Come un animaletto che si è perso nel bosco.

Chi sei tu?
Non lo so più. So solo che non farò più la trapezista. Basta col trapezio. Le decisioni improvvise, alle quali si crede.
Ma non piangere, veramente l’ultima cosa da fare è mettersi a piangere.
Succede così. Dipende; non è mica sempre tutto così come si vuole.

Così vuoto, tutto così vuoto…

Che devo fare? Non pensare più a nulla. Semplicemente esserci. (...)
Aspetterò davanti a un automatico e poi verrà fuori una foto con un altro viso. Così potrebbe cominciare una storia. (...)

Ho paura di questa sera. È idiota. L’angoscia mi fa male perché solo una parte di me ha l’angoscia e l’altra non ci crede.
Come devo vivere?
Forse non è per niente questo il problema. Come devo pensare? So così poco. E forse è perché sono sempre così curiosa.
Talvolta penso in modo così sbagliato perché penso… c
ome se parlassi contemporaneamente a qualcun altro.
All’interno degli occhi chiusi… chiudere un’altra volta gli occhi.
Allora anche le pietre sono vive…(...)

Devo solo essere pronta e tutti gli uomini del mondo mi guarderanno… Nostalgia, nostalgia di un’onda d’amore che salga dentro di me.
È questo che mi rende sempre così incapace: l’assenza di piacere.
Il piacere d’amare…

                                                                        
schiele



Guardami o non guardarmi.
Dammi la mano oppure no.
No, non darmi la mano e leva lo sguardo da me.


schiele




"Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine."



 
23 Novembre 2010

Fantografia

Io vorrei insomma che la mia immagine, mobile, sballottata secondo le situazioni, le epoche, fra migliaia
di foto mutevoli, coincidesse sempre col mio "io" (che come si sa è profondo);
ma è il contrario che bisogna dire: sono "io" che non coincido mai con la mia immagine;
infatti, è l'immagine che è pesante, immabile, tenace (ecco perchè la società vi si appoggia), e sono "io"
che sono leggero, diviso, disperso e che, come un diavoletto di Cartesio, non sto mai fermo, mi agito dentro la mia 
buretta: ah, se la Fotografia potesse almeno darmi un corpo neutro, anatomico, un corpo che non significasse niente!
Invece, ahimè, sono condannato dalla fotografia- la quale crede di far bene- ad avere sempre un'espressione (...).

Roland Barthes La chambre claire. Note sur la photographie 1980 Einaudi pp.13-14

fw


Ma quest'Io, questo individuo vivente, sarebbe a sua volta abitato, e invaso dal suo stesso spettro. Sarebbe costituito dagli
spettri di cui ormai è l'ospite e che riunisce nella comunità invasata (hantè) di un solo corpo.
Io= fatasma. Quindi io sono vorrebbe dire "io sono invasato (hantè): io sono invasato da me stesso che sono (invasato da
me stesso che sono invasato da me stesso che sono ... e.), ovunque vi sia Io, es, spukt, "ça hante".

Jaques Derrida Spettri di Marx 1994 Raffaello Cortina Editore Milano  p.168


p

 
11 Ottobre 2010

La vita è altrove

Tranquille notti di tranquille stelle,
tranquille corde dalla mia chitarra,
galleggiando sul silenzio che ci circonda,
tranquilli pensieri e tranquilli sogni,
tranquille passeggiate in tranquille strade,
una finestra che si affaccia sul Corcovado,
oh! quanto mi piace.


turner

Dans les cafés voisins
Nous étions quelques-uns
Qui attendions la gloire
Et bien que miséreux
Avec le ventre creux
Nous ne cessions d'y croire
Et quand quelque bistrô
Contre un bon repas chaud
Nous prenait une toile
Nous récitions des vers
Groupés autour du poêle
En oubliant l'hiver

turner


Venezia, simile a Tiro per perfezione di bellezza,
ma inferiore per durata di dominio, giace ancora dinanzi ai nostri sguardi come era nel periodo finale della sua decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all'infuori della sua bellezza, che quando, qualche volta, ammiriamo il suo languido riflesso nella laguna, rimaniamo incerti su quale sia la Città e quale l'ombra.

(John Ruskin, Le pietre di Venezia, Mondadori, Oscar classici 2000, pg. 3)



 
23 Agosto 2010

Dove... Quando... (Parte I)

Dove stai? dove sei?
solo dentro me.


schiele

"Ciò che egli intendeva era forse l'inesplicabile avvicinarsi di qualcosa che non appariva ancora, come le fugaci espressioni
su un volto, che non appartengono a questo ma ad altri volti improvvisamente supposti al di là d'ogni cosa veduta; erano
piccole melodie in mezzo al frastuono, sentimenti nelle creature."
R.M.

 
03 Luglio 2010

Les quatre cents coups du diable



descartes


A sipario abbassato
L'orchestra suona una musica malefica
Un'aria grande di Demonologie
Si sentono battere i tre colpi

Puis le quatrième coup
Puis le cinquième coup
Puis le sixième coup
Puis le septième coup
Puis le huitième coup
Puis le neuvième coup
Puis... le dixième coup...
......
......
......
ecc... ecc... ecc... ecc... ecc... 
Al quattrocentesimo colpo
il diavolo appare
e saluta.

                          CALA IL SIPARIO

(Jacques Prévert, Spectacle, 1951)

nadar

" Comunque, ho difeso la mia anima fino ad oggi e se la morte, domani, venisse a prendermi,
non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cialtrone, volgare come gli altri , per quel tanto di gentilezza
e di sogno che mi è stato regalato."

Louis-Ferdinand Cèline, Voyage au bout de la nuit, 1932

p


angoli

 
26 Ottobre 2009

L'entretien infini


biforcazioni


"Quale presenza è la più alta, quella di ciò che ci sta fisicamente dinanzi o quella
di ciò che è chiamato?"
Martin Heidegger


dv

dv



Nel suo posto in riva al fiume/
Suzanne ti ha voluto accanto/
e ora ascolti andar le barche/
ora vuoi dormirle accanto/
si lo sai che lei è pazza/
ma per questo sei con lei/



fg


E tu vuoi viaggiarle insieme/
vuoi viaggiarle insieme ciecamente/
forse avrai fiducia in lui/
perchè ti ha toccato il corpo con la mente./
 

c

ma dove/ dov'è il tuo cuore/
ma dove è finito il tuo cuore/



"Lo spirito pronto s'impossessa e piomba sbalordito in una lontananza
che non occorre restituire mentalmente."
Le Corbusier

 
09 Settembre 2009

Non bisognerebbe mai smettere di suonare

"Bisogna far musica fino alla fine!", ella ripeteva fra sè per darsi coraggio; ma le tremava il cuore.
Ormai era notte. La stanza era nera. Il piano era nero. Le ombre di due amanti erano nere.

R.M.

Munch

 
05 Agosto 2009

Fine del principio

0,9999...= 1

Dimostrazione:

9 x 1/9 = 1

ma 1/9 = 0,1111...

9 x 0,1111...= 0,9999...

0,9999...= 1

infini


[je ne suis là pour personne
mon coeur est pris
pris par le vôtre en personne
dites-lui
qu'il n'a pas tort
que vous l'aimez
assez fort
pour ne pas le blesser

je ne suis là pour personne
mon coeur est fou
mon coeur m'inquiète et m'étonne

.........

je ne suis là pour personne
mon coeur le veut
c'est tojours lui qui ordonne
vaut-il mieux
que loin de vous
je l'emmène
ce coeur fou
qui me dit qu'il vous aime]

Fontana_spatial concept

 
avanti >

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